Il turismo in moto, se analizzato razionalmente è una cosa da pazzi, ai nostri giorni con gli attuali mezzi di trasporto non serve. Fare del turismo in moto è assolutamente scomodo, non c’è posto per i bagagli, l’attrezzatura che invece devi portare è imponente: il casco, gli stivali, l’abbigliamento tecnico, sono pesanti ed ingombranti. D’estate si suda sotto il sole, d’inverno si gela, se piove ti bagni e se caschi ti fai male. Dunque veramente una cosa da pazzi, ma nessuno di noi si pente nemmeno per un istante dei viaggi finora fatti. Lunghi infiniti chilometri tra mille avventure, ogni episodio rimane vivo nella mente di chi l’ha vissuto, ogni banalità diventa esperienza ed ogni esperienza mito. A che serve affrontare un viaggio da Roma a Copenaghen in macchina, o in treno o in aereo? È solo un banale spostamento. Andarci in moto è un’altra cosa, ha il sapore dell’avventura, dell’impresa e le emozioni provate riecheggiano con forza nei ricordi, il ricordo delle emozioni è quasi meglio dell’emozione stessa, rimane per sempre.

Questo è il turismo in moto, nasce da un sentimento nascosto che credo alberghi in tutti gli uomini, magari assopito, offuscato dalla vita quotidiana, dagli impegni e dalle responsabilità di tutti i giorni ma poi, chissà perché, all’improvviso sorge dirompente, irrefrenabile e ti fa partire.

Prima della partenza per un viaggio noi usiamo fare una fase organizzativa che in definitiva si rivela quasi più bella del viaggio stesso. Verificare itinerari, strade, località; predisporre attrezzature e materiali necessari per il viaggio; pianificare soste e località da visitare; hanno il sapore dei preliminari in amore, fanno pregustare il piacere finale che si ricaverà dal viaggio stesso.

Capisco che per chi non ha mai provato possano sembrare tutte sciocchezze ma per noi, turisti in moto, sono la linfa che alimenta la passione e che ci spinge a ripetere l’esperienza ogni volta che possiamo.

Chi è che fa turismo in moto?

Conosco un tizio in America che con la sua moto gira in continuazione tutti gli Stati Uniti. Non si ferma mai, è un veterano del Vietnam settantenne si fa chiamare Digghidoo, che sembra significhi pazzo in vietnamita. Conosco un ragazzo quattordicenne che è andato da Roma a Reggio Calabria con un 50 cc. due tempi da enduro. Tra questi due estremi d’età esiste una popolazione di moto turisti tutti animati dallo stesso scopo: girare il mondo in moto. L’età, la nazionalità, la cultura non sono fattori che limitano o favoriscono, tutti possono praticare in piena sicurezza il turismo motociclistico.

Quali mezzi si usano per fare del turismo in moto?

Tutte le moto sono da turismo, sebbene le case costruttrici presentino dei modelli che nella pubblicità sembrano più finalizzate di altre alla pratica del turismo in moto, in definitiva tutte possono, con semplici accorgimenti, essere utilizzate per fare lunghi viaggi. Conosco personalmente professionisti proprietari di cammelli con cilindrate di grossa cubatura, predisposte per affrontare deserti infiniti, che in realtà non sono mai uscite dalle mura della città di residenza del proprietario. Conosco invece biker che in sella ad una custom con telaio rigido hanno girato il Marocco. Non è la moto che fa il mototurista è il cuore, la passione per la scoperta.

Nel sito è comunque presente un’apposita sezione dedicata alle moto e ai materiali più adatti. Spesso capita di leggere che una moto venga definita da turismo, poi nella realtà è un missile da 150 cavalli, con una sella dura e stretta ed una posizione di guida da Gran Premio, come al contrario alcune moto non espressamente studiate per lunghe percorrenze si rivelano inaspettatamente delle ottime compagne di viaggio. Parlando francamente noi tutti reputiamo che per fare del vero turismo occorra almeno una moto cioè avere fra le gambe un serbatoio, ciò evidentemente esclude il mondo delle ruote piccole, degli scooter per intenderci, perché quando piove non ti bagni, perché le carrozzerie ce l’hanno le automobili e perché le moto si guidano con i piedi!